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Affaticamento cronico

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Il Ginpent® nell'insufficienza cerebrovascolare cronica

Dr. Gian Paolo PORRECA
Insegnamento di Chirurgia Vascolare
Corso di Laurea di Caserta
Facoltà di Medicina e Chirurgia Seconda Università di Napoli

Premessa

L’innalzamento progressivo dell’età media della popolazione mondiale,per cui nel 2005 troveremo ad esempio in Italia circa 5 milioni in più di ultra-ottantenni, comporta un’attenzione vieppiù crescente dalla scienza medica nei riguardi dei pazienti considerati in età geriatrica. E se questa apertura di problematica clinica va intesa ovviamente in senso lato, con i nuovi protocolli di terapia riferibili alle specifiche patologie di organo, resta indiscutibile che il centro di gravità di un invecchiamento ‘sostenibile’ vada individuato nella qualità di vita speculare a tale inedito avanzare negli anni, e di concerto nelle funzioni superiori della mente e del cervello.

Su questo versante va così rilevata, ad esempio, l’impegno della chirurgia vascolare nel trattamento pure in quiescenza clinica delle lesioni steno-ostruttive emodinamicamente significative della arteria carotide nell’anziano, inteso quale prevenzione dello ‘stroke’, con il rivoluzionario improvement insito nell’approccio in anestesia locoregionale.
E di contro si segnala l’attenzione di farmacologi e neurologi nella definizione di nuove molecole di sintesi o naturali e nell’instaurare originali linee guida per il trattamento medico dell’insufficienza cerebrovascolare di tipo cronico, non indotta appunto da lesioni obliteranti extracraniche suscettibili di una rivascolarizzazione chirurgica. Pensiamo, da un lato, agli inibitori selettivi del ‘reuptake’ della serotonina e della noradrenalina,ai farmaci serotoninergici,noradrenergici, dopaminergici ed agli antagonisti dei recettori alfa2 adrenergici e serotoninergici, dall’altro ai derivati del Ginkgo biloba,dell’ Hypericum e soprattutto della Gynostemma Pentaphyllum.

In tale ultimo ambito la nostra attenzione si è soffermata sul Gin-Pent®, una varietà naturalmente selezionata dell'originale Gynostemma Pentaphyllum, importata e adattata in Italia dal botanico bresciano Giovanni Ambrogio (Brevetto Europeo N° 8488 del 03/12/2001, Ufficio Comunitario delle Varietà Vegetali, - 98/1034),in quanto particolarmente ricca di gipenosidi.Lo stesso botanico produce e commercializza con il nome Dianid® un prodotto analogo per composizione,formulato in compresse,ma con un dosaggio del principio attivo più elevato (350 mg per compressa) che ci è sembrato più confacente al nostro studio.
I gipenosidi sono essenzialmente delle saponine e come tali mostrano la tipica struttura di base del “dammarano”,caratterizzata dal nucleo del ciclopentanoperidrofenantrene,tipico dei composti steroidei.Si distinguono tra loro per la presenza di funzioni ossidriliche o aldeidiche in sostituzione,rispettivamente di atomi di idrogeno o di gruppi metilici del nucleo del dammarano, nonché per il numero,tipo e sequenza degli zuccheri.
Ginpent/Dianid risulta particolarmente ricco di gipenosidi (oltre 90),le cui attività sono ben conosciute da millenni nel mondo asiatico,anche se empiricamente.Tuttavia negli ultimi anni l’attenzione dei ricercatori,dapprima orientali ma in seguito anche occidentali si è concentrata sullo studio di questi composti con criteri strettamente scientifici.Rimandiamo alla copiosissima letteratura internazionale chi fosse interessato all’approfondimento dell’argomento.Ci preme comunque sottolineare che alla luce degli studi più moderni,risulta chiaramente che le numerosissime azioni positive dei gipenosidi dipendono sostanzialmente dalla loro capacità di incrementare in svariati organi e distretti corporei la sintesi e l’attività dell’Ossido Nitrico.

La scoperta che l’ossido nitrico(NO), un semplice gas , assume nell’organismo il ruolo cruciale di molecola di segnale ,si deve principalmente a Robert F. Furchgott, Louis J. Ignarro e Ferid Murad,ai quali è stato assegnato nel 1998 il premio Nobel per la Medicina.

L’Ossido nitrico determina il rilassamento delle cellule muscolari lisce,inibisce l’adesione delle piastrine e dei leucociti all’endotelio, riduce la migrazione e la proliferazione delle cellule muscolari lisce, e limita l’ossidazione delle lipoproteine aterogene a bassa densità. L’NO svolge, quindi, un ruolo centrale nel mantenimento dell’omeostasi vascolare e, conseguentemente, è considerato una molecola ateroprotettiva.

In sintesi,quindi,risulta ormai accertata la capacità dei gipenosidi, incrementando la formazione e l’attività dell’ossido nitrico entro valori fisiologici,di produrre tra l’altro anche una vasodilatazione endotelio-dipendente e di svolgere un’attività antiaggregante piastrinica.

Materiali e metodi

Partendo da queste ipotesi di lavoro, abbiamo selezionato, nel novero dei pazienti afferenti al nostro Ambulatorio di Chirurgia Vascolare, un gruppo di soggetti affetti da insufficienza cerebro-vascolare cronica,omogeneo per presupposti statistico-clinici (età >70 anni,no precedenti micro/macro ictali, no stenosi aa. carotidi comuni e/o interne >70 %, no trombosi aa. vertebrali, TC cranioencefalica negativa per lesioni focali in atto), che si dimostrava portatore di un deterioramento mentale cronico, con deficit complesso psico/motorio (disturbi mnesici e/o comportamentali, turbe del sonno, perdita dell’interesse e dell’attenzione nelle normali attività giornaliere, alterazioni della cognitività, misunderstandment, astenia ed abulia ingravescenti…).

Si trattava di 25 pazienti (20 uomini e 5 donne, con età compresa tra i 70 e gli 87 anni, 18 dei quali diabetici non insulino-dipendenti), osservati per quattro mesi ( luglio-ottobre 2003) e nei quali abbiamo associato il trattamento antiaggregante orale da noi usualmente praticato (Ticlopidina 250 mg/die) alla somministrazione di Gymnostemma pentaphyllum (DIANID cps da 350 mg), al dosaggio di 350 mgx3 al giorno per i primi tre mesi e di 350mgx2 nel quarto.

La verifica clinica, eseguita alla metà ed alla fine del ciclo di terapia proposto, in assenza di intolleranza e/o di allergia al farmaco in questione e con la conferma ecocolor-doppler della non-evolutività della arteriosclerosi dei tronchi sopraaortici, dimostrava in 20 casi – per voce del soggetto e consenso dei familiari – un miglioramento della cognitività, della stabilità dell’umore e della qualità della vita di relazione, con una riduzione concreta dello stato di astenia e di abulia.

In altri 4 casi, il trattamento non aveva invece apportato elementi clinici innovativi, mentre nell’ultimo paziente si era registrato un decesso per patologia cardiovascolare maggiore (infarto del miocardio).

Conclusioni

Con le riserve dovute al ridotto numero di soggetti e ad unaosservazione forzatamente limitata nel follow-up, la terapia con Gymnostemma pentaphyllum varietà GINPENT / DIANID® sembra configurarsi a pieno titolo come un ausilio significativamente proficuo nel trattamento della insufficienza cerebro-vascolare cronica conclamata. I dati elencati, desunti da questo studio preliminare, saranno sottoposti ad ulteriore verifica, incrementando sia il numero dei pazienti arruolati che la durata del trattamento.

Inoltre in un’ indagine successiva ci proponiamo di investigare se anche nelle patologie croniche del circolo vascolare periferico i gipenosidi possano offrire risultati altrettanto lusinghieri. Infine siamo convinti della validità dell’utilizzo del Ginpent anche in medicina preventiva per la protezione dai danni prodotti dall’invecchiamento che il parenchima nobile del cervello subisce “fisiologicamente” nella senilità