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Affaticamento cronico

La Sindrome da Affatica- mento Cronico, altrimenti conosciuta come Chronic Fatigue Syndrome (CFS ) colpisce con un’incidenza di circa 1,3 o/oo entrambi i ses- si senza predilezione per una particolare fascia di età. Ri- mane ancora controversa la possibilità di insorgenza in età infantile.
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impiego del Ginpent® nella Sindrome da affaticamento cronico

Dr. Ottavio Iommelli
Responsabile Ambulatorio di Agopuntura e Fitoterapia
ASL 5 Ospedale San Paolo (Napoli)

Premessa

La Sindrome da Affaticamento Cronico,altrimenti conosciuta come Chronic Fatigue Syndrome (CFS ) colpisce con un’incidenza di circa 1,3 o/oo entrambi i sessi senza predilezione per una particolare fascia di età.Rimane ancora controversa la possibilità di insorgenza in età infantile.
L’etiologia è a tutt’oggi sconosciuta,sebbene siano stati invocati quali agenti virus come quello della mononucleosi e batteri (strafilococchi).Tuttavia nessuno studio è riuscito finora a dimostrare con certezza un simile etiologia.Negli ultimi anni sono cresciute le osservazioni circa la possibilità di una affezione equivalente per segni clinici anche negli animali quali gatti e cavalli, suggerendo la possibilità di una trasmissione zoonosica.Peraltro è stato notato che la maggior parte dei pazienti umani affetti da CFS (97%) ha contatti stretti con animali quali cani e gatti (W.Tarello).
Il frequente riscontro nei soggetti affetti da CFS di alterazioni quali attivazione delle cellule T, aumento dei livelli di citochine (tanto che in Giappone la CFS viene chiamata malattia delle citochine),elevazione della concentrazione dell’anticorpo contro il virus di Epstein Barr,etc. suggeriscono la possibilità che nella CFS sia presente un’attivazione immunitaria cronica.

D’altra parte da molti altri ricercatori è stata stigmatizzata l’importanza dello stress, specie se ricorrente e di varia origine, quale fattore di insorgenza di una CFS (Dobbins 1995) (Reyes 1996).In altri termini l’esposizione ripetitiva allo stress,soprattutto se multi fattoriale e nei soggetti ipersensibili determinerebbe con il tempo l’instaurarsi di una sindrome da affaticamento,quale espressione di un esaurimento dei meccanismi di difesa.La CFS sarebbe quindi nient’altro che una “sindrome da esaurimento cronico” dell’organismo.
A riprova di un tale meccanismo etiopatogenetico citiamo fra gli altri il lavoro di Raison e Miller (2003) che segnala nelle patologie stress-correlate una insufficiente trasmissione di glicocorticoidi (per ridotta biodisponibilità o per ridotta sensibilità recettoriale).

Anche noi riteniamo probabile che la CFS sia la conseguenza dell’esaurimento dei fenomeni reattivi e di difesa indotti dall’esposizione costante allo stress,specie se multifattoriale. Per la diagnosi di CFS,secondo i criteri del National Istitute of Allergy and Infectious Diseases (1996) è indispensabile la presenza di una situazione di affaticamento cronico, insorto da almeno sei mesi e non giustificato da fattori oggettivi ,che deve accompagnarsi contemporaneamente ad almeno quattro dei seguenti sintomi:

a) diminuzione della memoria e della capacità di concentrazione

b) mal di gola

c) ingrossamento dei linfonodi cervicali o ascellari

d) dolori muscolari o articolari, senza arrossamento o gonfiore

e) cefalea

f) dolori addominali,nausea,stipsi,diarrea

g) mancanza di ristoro dopo il sonno

h) malessere prodotto dall’esercizio fisico e che perdura più di 24 ore.

La stretta somiglianza di molti di questi sintomi con quelli della fibromialgia hanno fatto ritenere a molti ricercatori che le due malattie siano strettamente imparentate se non equivalenti.

La diagnosi è esclusivamente fondata sulla sintomatologia in quanto le prove di laboratorio e le altre indagini strumentali forniscono risultati incostanti e talora contraddittori.Tuttavia le indagini di laboratorio sono indispensabili per poter escludere la possibilità di altre affezioni quali anemia,infezioni,malattie endocrine,turbe dell’equilibrio elettrolitico,etc.
Non esistono a tutt’oggi terapie farmacologiche valide per la CFS, anzi in molti casi i soggetti affetti da CFS mostrano una ipersensibilità ai medicamenti con una più elevata insorgenza di effetti collaterali e di fenomeni di intolleranza.

Analgesici e antinfiammatori,vengono stati impiegati in terapia ma con risultati non incoraggianti.Anche la somministrazione intravenosa di immunoglobuline non ha dimostrato in studi a doppio cieco una reale efficacia ( Vollmer 1997). Sono stati inoltre utilizzati gli antidepressivi triciclici per migliorare la qualità del sonno e mitigare i dolori muscolari.

Più di recente si è imposta all’attenzione degli studiosi l’ampligen , una molecola con proprietà immuno-modulatrici,in virtù della sua attività normalizzante gli enzimi Rnase. Si è visto infatti che nella CFS esiste nella maggior parte dei casi (oltre l’80% secondo De Meirleir) un’alterazione di tali enzimi quale espressione di un disordine immunitario.

Lebleu e De Meirleir hanno dimostrato inoltre la presenza di una proteina a basso peso molecolare (37kDa 2-5 A) nell’82% dei 57 pazienti con CFS studiati, mentre soltanto nel 28% dei 53 controlli che comprendevano pazienti affetti da fibromialgia e da depressione.Lo stesso De Meirleir ritiene comunque fondamentale il ruolo dello stress giacché determinerebbe nel soggetto uno stato di maggiore vulnerabilità ad infezioni (mononucleosi) o a disturbi neuroendocrini con la possibilità di insorgenza di una CFS L’ampligen è ancora allo studio sperimentale ma sembrerebbe dimostrare un’efficacia clinica almeno nel 50% dei casi di grave CFS,con scomparsa della proteina 37kDa 2-5 A.

Obiettivi

Sulla scorta di queste considerazioni abbiamo ritenuto utile verificare l’efficacia della somministrazione del Ginpent nei soggetti affetti da CFS.

Il Ginpent® è una varietà della pianta di origine asiatica Gynostemma Pentaphyllum naturalmente selezionata e acclimatata ai nostri climi dal botanico bresciano Giovanni Ambrogio.Essa risulta particolarmente ricca di gipenosidi o ginosaponine (oltre 90 tipi diversi) che sono i maggiori responsabili delle attività curative delle pianta. Le saponine del Ginpent sono molto simili a quelle contenute dal Ginseng,dette ginsenosidi.Tuttavia il Ginseng ne contiene un numero di gran lunga più basso rispetto al Ginpent. Tutte le saponine hanno in comune la struttura del “dammarano”,caratterizzato dal nucleo del ciclopentanoperidrofenantrene,tipico dei composti steroidei (9) (10).

Ormai copiosissima è la letteratura internazionale,non solo orientale ma anche americana ed europea,riguardo i gipenosidi e le azioni esplicate da questi.

Tra le attività più importanti ricordiamo quella antiossidante, adattogena, vasoregolatore, immunostimolante e antistress. L’effetto antiossidante dei gipenosidi,dimostrato negli animali e anche nell’uomo da molti ricercatori,si esplica attraverso la diminuzione degli anioni del superossido e del perossido di idrogeno nei neutrofili,nei microsomi del fegato e nelle cellule endoteliali vascolari.Inoltre è stato dimostrato che i gipenosidi proteggono le membrane cellulari dal danno ossidativo, ripristinando la fluidità della membrana dei microsomi e dei mitocondri del fegato, aumentando l'attività degli enzimi mitocondriali delle cellule endoteliali vascolari e rallentando la perdita intracellulare della lattico-deidrogenasi. (Li L.) (Dai et Al. dell’ Università medica di Guiyang).

In particolare Liao et Al. del Medical College di Hengyang hanno documentato la capacità di incrementare il numero dei linfociti T e B della milza,attraverso la regolazione dell’attività del DNA polimerasi. Ancora più recenti sono le acquisizioni circa la loro azione di regolazione della produzione e attività dell’ossido nitrico,sia nel senso di un incremento attraverso l’enzima e-nos,cui è devoluta la produzione di ossido nitrico al livello della parete endoteliale dei vasi (Tanner MA,1999) (Huang,1999),sia nel senso di una inibizione dell’enzima i-nos,responsabile della produzione di grandi quantità di ossido nitrico come avviene in molti fenomeni patologici quali le infezioni o i tumori.( Aktan F et Al., 2003).
Il ruolo dell’ossido nitrico,un semplice gas, quale vero e proprio mediatore dell’omeostasi fisiologica,delle reazioni immunitarie e dell’apoptosi cellulare si deve alle fondamentali scoperte di Robert F. Furchgott, Louis J. Ignarro e Ferid Murad che ricevettero per queste il Premio Nobel in Fisiologia o Medicina per 1998.

Materiali e metodi

Ben consapevoli dell’importanza dello stress e delle deficienze immunitarie nella genesi e nell’evoluzione della sindrome da affaticamento cronico, abbiamo voluto studiare gli effetti del Ginpent® su un gruppo di soggetti selezionato.

Abbiamo reclutato 20 pazienti,dieci maschi e 10 femmine,di età compresa tra i 32 e i 55 anni (età media 42,1),tutti selezionati in base ai criteri del National Istitute of Allergy and Infectious Diseases. Le notizie anamnestiche e le indagini preliminari di laboratorio potevano far escludere una situazione secondaria ad altre malattie sistemiche.In un soggetto di sesso maschile era documentata una allergia ai salicilici e derivati.Un altro soggetto di sesso femminile e di età di 33 anni presentava anche un’epatopatia HCV correlata.

I sintomi più frequenti correlati alla CFS,oltre naturalmente l’affaticamento cronico,erano i dolori muscolari,le turbe dell’alvo (diarrea,stipsi,dolori addominali) e l’insonnia. A tutti i pazienti è stato somministrato il Ginpent sotto forma di compresse da 350 mg cadauna,disponibili in commercio sotto la denominazione di Dianid®,alla dose giornaliera di 3 compresse (2 al mattino e 1 al pomeriggio) per un periodo di tre mesi.

I soggetti furono ricontrollati con cadenza mensile e si poté accertare che solo uno di essi,un uomo di 55 anni aveva deciso di interrompere il trattamento dopo due mesi di cura,pur avendo egli stesso riferito una riduzione del senso di affaticamento e in assenza di effetti collaterali.In un altro soggetto di sesso femminile e di 44 anni fu notata la riacutizzazione transitoria di colite con dolori e diarrea che tuttavia regredì spontaneamente. I risultati allo scadere dei tre mesi di trattamento sono stati ottimi in 6 casi (30 %),con la scomparsa completa o netta riduzione dell’affaticamento,buoni in 13 casi(68% circa) con una sensibile riduzione della stanchezza e dei sintomi correlati.

Non abbiamo evidenziato un nesso tra il sesso e il risultato clinico.Abbiamo invece notato una certa correlazione con l’età anagrafica e soprattutto con l’età di insorgenza della SFC,nel senso che i risultati migliori si sono ottenuti nei soggetti più giovani e con una storia clinica che risaliva ad un periodo più breve.

CONCLUSIONI

Pur ritenendo limitato il numero di pazienti e la durata dello studio,possiamo affermare la sicura validità dell’utilizzo del Ginpent® nelle sindromi da affaticamento cronico,specie nei soggetti meno anziani e con una storia più breve,in assenza di effetti collaterali degni nota.Visti i risultati preliminari è nostra intenzione proseguire nella sperimentazione,ampliando il numero di pazienti e il periodo di osservazione,riferendone gli esiti appena possibile.